Per chiunque frequenti mercati d’arte, gallerie o aste di antiquariato, l’incontro con un piccolo essere alato, dalle fattezze infantili e cicciottelle, è un’esperienza quasi quotidiana. Spesso, nel gergo commerciale o nelle descrizioni affrettate dei cataloghi, i termini “putto” e “cherubino” vengono utilizzati come sinonimi intercambiabili.
Tuttavia, per il collezionista esigente e per l’antiquario professionista, confondere queste due figure significa ignorare una profonda frattura storica, teologica e di valore artistico. Sebbene il Rinascimento e il Barocco abbiano finito per fonderne l’estetica, l’origine e la destinazione d’uso di queste sculture sono radicalmente diverse.
In questa guida vedremo come distinguere correttamente un putto da un cherubino, analizzando la loro evoluzione storica e fornendo elementi pratici per l’identificazione delle opere d’epoca.
1. Il Putto: L’Eredità Profana del Mondo Classico
Il termine “putto” affonda le sue radici nel latino putus (bambino). Nell’ambito dell’antiquariato, il putto rappresenta una figura puramente laica, allegorica e decorativa.
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Le Origini: Questa figura deriva direttamente dal mondo ellenistico e romano. Nell’arte classica, i piccoli fanciulli nudi e alati erano gli eroti, i compagni di Venere, o i genietti legati alle stagioni, alla vendemmia e ai baccanali.
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La Riscoperta Rinascimentale: Fu Donatello, nel XV secolo, a sdoganare nuovamente il putto nell’arte occidentale, reintroducendo lo “spiritello” classico sia in contesti decorativi che monumentali.
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Come riconoscerlo in antiquariato: Il putto si presenta quasi sempre a corpo intero. È dinamico, giocoso, spesso colto nell’atto di danzare, sorreggere ghirlande di frutta (festoni), suonare strumenti musicali profani o tendere un arco. Lo si trova frequentemente nell’arredo d’alto d’epoca: come base di torcieri, elemento d’angolo di consolle barocche, o scolpito in altorilievo su camini e specchiere. Di norma è completamente nudo o cinto da drappi leggeri.
2. Il Cherubino: Il Custode della Sapienza Divina
A differenza del putto, il cherubino appartiene a una sfera strettamente sacra, biblica e teologica. Nella complessa gerarchia angelica codificata nel Medioevo, i Cherubini occupano il secondo rango più alto (subito sotto i Serafini), caratterizzati dall’essere i custodi della luce e della conoscenza di Dio.
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Le Origini Bibliche: Nei testi sacri più antichi (come le visioni del profeta Ezechiele), i cherubini non avevano nulla di rassicurante. Erano creature maestose e spaventose, dotate di quattro ali e quattro facce (uomo, leone, bue e aquila), poste a guardia dell’Eden o dell’Arca dell’Alleanza.
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L’Evoluzione Estetica: Con il passare dei secoli, per rendere la presenza divina più accessibile e meno terrificante, la Chiesa cattolica iniziò a mutare l’iconografia degli angeli. Gli artisti presero in prestito l’aspetto plastico e aggraziato dei putti pagani, “cristianizzandoli”.
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Come riconoscerlo in antiquariato: L’elemento diagnostico principale del cherubino è l’assenza di corporeità terrena. Nella pittura e nella scultura sacra (specialmente in tabernacoli, pale d’altare e reliquari), il cherubino è raffigurato come una testina fluttuante circondata da due, quattro o sei ali, senza gambe né torso. Quando i cherubini acquisiscono un corpo intero (come gli angioletti reggicandela), la loro postura è rigidamente devozionale: hanno le mani giunte in preghiera, lo sguardo rivolto verso l’alto (o verso una figura divina centrale) e sono inseriti in un contesto liturgico.
Tabella Comparativa per l’Antiquario
| Caratteristica |
Il Putto |
Il Cherubino |
| Contesto originario |
Profano, mitologico, laico. |
Sacro, biblico, liturgico. |
| Anatomia tipica |
Corpo intero, muscoloso e anatomico. |
Testa alata isolata (spesso senza corpo). |
| Attitudine |
Dinamica, scherzosa, legata ai piaceri terreni. |
Statica, adorante, contemplativa. |
| Collocazione nell’arredo |
Palazzi nobiliari, fontane, specchiere, consolle. |
Chiese, altari, tabernacoli, arte devozionale. |
L’Ibridazione Barocca: Quando il Confine si Instaura nel Legno
Se la distinzione teorica è netta, l’antiquario sa che il Seicento e il Settecento barocco hanno ampiamente rimescolato le carte. Durante queste epoche, la scultura lignea (specialmente di scuola veneziana, napoletana o genovese) ha prodotto una quantità immensa di manufatti in legno intagliato, dorato o laccato.
In molte grandi decorazioni di chiese barocche, gli scultori iniziarono a utilizzare “putti” a corpo intero, guizzanti e vitali, inserendoli però in contesti religiosi per reggere i simboli della Passione o per affollare i cieli scenografici degli altari. In questo caso, gli storici dell’arte parlano spesso di “putti angelici”.
Un consiglio per l’acquisto: Quando si esamina, ad esempio, una coppia di sculture lignee barocche per determinarne l’esatta natura, occorre guardare i dettagli decorativi superstiti e i punti di ancoraggio sul retro. Se i perni indicano che le figure facevano parte di una struttura d’altare o di un organo, l’attribuzione corretta (anche commerciale) protenderà verso la sfera degli angeli o cherubini; se presentano tracce di accoglienza per elementi floreali o facevano parte di un apparato effimero da salone, l’opera celebrerà la tradizione del putto profano.
Riconoscere l’esatta iconografia non è solo un esercizio di stile, ma un valore aggiunto che permette di narrare correttamente la storia dell’oggetto, elevando la qualità della propria collezione.