#
Una vita per il restauro: intervista alla restauratrice milanese Isabella Danesini

Quello del restauratore è un mestiere affascinante, è una sfida continua che non annoia mai. Ogni restauro è una storia a sé, che si può rivelare ricca di sfumature e di risvolti inediti: dietro ad ogni opera da restaurare si celano spesso racconti, ricordi e segreti… che il tempo prova ad offuscare, ma non potrai mai cancellare. Ne parliamo con la Dott. Arch. Isabella Danesini, responsabile del Laboratorio Restauro di Dipinti del negozio antiquario Ghilli Antichità di Milano, che ha dedicato gran parte della sua vita alla conservazione di opere d’arte. Una passione, la sua, nata in giovane età e che porta avanti ogni giorno con lo stesso entusiasmo di quando era solo una ragazzina.

 

La prima domanda è d’obbligo: originaria di Milano, dopo una laurea conseguita all’Università di Architettura si dedica alla nobile arte del restauro. Cosa ha influito sulla sua scelta professionale?

Due bambine. Avevo circa tredici anni e aiutavo i bambini al doposcuola della parrocchia a fare i compiti. In quell’occasione confidai a due sorelline che amavo l’arte; scoprimmo di essere vicine di casa e mi dissero che in fondo al loro cortile dove vivano abitava un restauratore… Ricordo che mi dissero proprio testuali parole: “un mago”. Così da lì a poco conobbi quello che sarebbe diventato il mio maestro! Fu lui che mi fece innamorare di questo mestiere, più osservavo le sue “magie” e più mi convincevo che avrei voluto seguire le orme del mio maestro.

 

Come si diventa restauratori, e soprattutto, perché si sceglie di intraprendere questo particolare percorso formativo? Ci parli del suo caso!

Non so se sia stato il caso o l’amore per l’arte dei miei genitori, ma appena entrai nella bottega di questo restauratore, così eclettico, rimasi folgorata e i dissi: “Da grande farò la restauratrice”! Avevano ragione le due bambine della parrocchia, quell’uomo era proprio un mago. Piccolo, con le mani tutte storte, ma con una grande luce e furbizia negli occhi. Così incominciai a frequentarlo, sempre più assiduamente durante il periodo della scuola. Era burbero e solitario, non amava particolarmente la compagnia e quindi era difficile carpire la sua fiducia.

Dopo qualche anno, però, diventammo amici, entrammo in sintonia e cominciò a prendermi sul serio. I miei genitori volevano che io mi laureassi, quindi mentre studiavo alla facoltà di architettura frequentavo contemporaneamente la sua bottega. Così diventai una restauratrice!

 

Quali sono le problematiche più comuni della professione di restauratore? E quali sono, invece, le soddisfazioni maggiori?

Io lavoro oggi principalmente per privati e collezionisti. La mia è una professione che richiede tempo e pazienza, e spesso questi due ingredienti non aiutano chi ha fretta e chi non vuole, o non può, spendere grandi cifre per far restaurare un’opera d’arte. Quindi una delle problematiche è proprio far capire questo ai clienti. Prima di eseguire un lavoro faccio parecchi preventivi e più di un’occasione mi è capitato che mi chiedessero quanto costasse al metro quadrato un restauro!!!  Ogni volta rimango attonita e anche un po’ offesa da domande di questa natura.. Come dico sempre, ogni dipinto proprio come un paziente, è una cosa a sé. Ha le sue patologie in base alla materia originaria, alla sua storia, i restauri precedenti… insomma il mio è un lavoro di analisi di sensibilità di intuizioni, oltre che di esperienza.

Le soddisfazioni? Beh, tantissime!! Mi considero una sorta di medico dell’arte e quando i miei pazienti guariscono e ritornano alla luce, ne sono molto fiera e felice. Anzi mi capita, quando lavoro molto su di un’opera, di fare fatica a ridarla al proprietario!

 

Durante la sua carriera ha lavorato a centinaia di restauri. Ci può raccontare un aneddoto su qualche intervento particolare? 

Ero agli inizi della mia carriera ed un cliente mi affidò un grande dipinto che teneva in sala da pranzo. Raffigurava una tavola imbandita con molti commensali. Il dipinto era gravemente malato, coperto da una patina di sporco denso, giallognolo, che copriva completamente gli altri colori. Dopo aver eseguito le prove di pulitura in cui emerse il colore originale, iniziai a pulirlo integralmente. Mi accorsi che dietro alla figura a capotavola il colore scuro si smuoveva e che sotto c’era un colore diverso. Mi confrontai con i proprietari dell’opera per sapere se potevo proseguire con la pulitura. Mi ricordo che ero molto emozionata quando con i tamponi di cotone smuovevo il colore… e sotto trovai un teschio! Il dipinto era un “Memento Mori”! Dietro alla figura a capotavola emerse uno scheletro intero! È un aneddoto ancora nitido, che ancora oggi ricordo col sorriso.

 

Com’è la presenza femminile nel mondo del restauro?  

Il mondo del restauro è un mondo al femminile: pensi che oggigiorno 4 restauratori su 5 sono donne, e questi sono dati che hanno una certa rilevanza. Se fino al Settecento il mio era un mondo di appannaggio prevalentemente maschile, beh oggi possiamo dire a gran voce che non è più così. Non potrei essere più orgogliosa di questo… Inoltre, non me ne vogliano gli uomini, ma penso che in questo mestiere le donne siano parecchio superiori, soprattutto quelle della mia generazione. Sicuramente come molti altri lavori, non bisogna mai interrompere la propria attività, per diverse ragioni. Nel mio caso, mi riferisco soprattutto agli anni in cui ho avuto i figli: ne ho avuti ben quattro in cinque anni. Cercavo di lavorare quando potevo, cercando di far incastrare gli impegni di tutta la famiglia senza mai però abbandonare del tutto la mia professione, perché sapevo che se avessi smesso avrei perso i miei clienti. Non me lo sarei mai perdonata.

 

Ci descriva la sua giornata tipo!  

Essendo una libera professionista mi gestisco le giornate in modo autonomo. Spesso lavoro in laboratorio al cavalletto e quando posso eseguo le puliture nel cortile del laboratorio, all’aperto. Saluto i miei quadri quando arrivo alla mattina e quando esco per tornare a casa, proprio come se fossero dei pazienti in carne ed ossa. Alcune volte lavoro a casa dei clienti, sono spesso in giro per preventivi e mi capita di lavorare anche in posti splendidi fuor Milano. Le mie giornate non sono mai uguali, ogni giorno è un’avventura! Se qualcuno avesse qualche dubbio, quello del restauratore è tutto fuorché un lavoro noioso!

 

Se un giovane volesse iniziare a fare questo mestiere, ha delle buone prospettive future? Quale consiglio darebbe a chi sta pensando di fare il suo stesso lavoro?

Mi capita abbastanza spesso di ricevere e-mail di giovani ragazzi e ragazze che mi chiedono di lavorare nel mio laboratorio. Alcune volte si presentano anche di persona e, ammetto, che quando sono a vis a vis con loro faccio ancora più fatica a non accoglierli, ciononostante quello che dico sempre loro è di non demordere, di essere tenaci, cocciuti e di non fermarsi alla prima porta chiusa… insomma, solo la forte passione e la determinazione ti porta a dei risultati nel tempo.

Consiglio ai giovani di vedere tanti musei (in Italia che ce sono così tanti e così carichi di storia!), di osservare più quadri che possono e di studiare le opere, ma anche di girare per mercati e fiere è una gran scuola. L’istruzione è fondamentale, ma per fare questo lavoro non basta osservare e studiare le opere su di un libro o su di uno schermo, è fondamentale il rapporto con la materia, toccarli, tastarli… proprio come se fossero delle persone.

È un lavoro molto impegnativo, non lo nascondo, sia mentalmente che fisicamente, richiede tanta dedizione e precisione e pazienza, ma anche molto gratificante!

 

Immagine in anteprima: Dott. Arch. Isabella Danesini, Responsabile Restauro Dipinti Ghilli Antichità di Milano 

Newsletter

subscribe to our mailing list!